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10 Luglio 2026
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“Il costituzionalismo tra tradizione e prassi”, il libro di Alberto Lucarelli alla Vanvitelli

 

Lectio magistralis di Alberto Lucarelli, docente della Federico II, in una affollata aula del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Al centro della lezione, il suo recente volume “Il costituzionalismo tra tradizione e prassi”, alla base di un confronto approfondito su uno dei temi più rilevanti del dibattito giuridico e politico contemporaneo: il rapporto tra Costituzione, società e trasformazioni della democrazia. Fitta la partecipazione al dibattito che ha visto gli interventi del direttore di Scienze Politiche, Francesco Eriberto d’Ippolito, che ha evidenziato la complessità dell’opera e, al contempo, la sua rilevanza sul piano del metodo del diritto costituzionale. Il volume si colloca consapevolmente al di fuori di impostazioni ortodosse, proponendo una lettura del costituzionalismo come spazio di impegno civile radicale. In tale prospettiva, pur riconoscendo il ruolo dell’economia e della politica, la società viene individuata come il luogo primario da cui muove la difesa dei beni comuni, elemento strutturante dell’intera riflessione di Lucarelli.

Vincenzo Pepe, coordinatore del dottorato di ricerca in “Ambiente, Diritto Comparato e Transizioni”, ha sottolineato la funzione centrale della dimensione storica nell’impianto teorico del volume.

Nel suo intervento, Domenico Amirante, coordinatore del dottorato di ricerca in “Diritto Comparato e Processi di Integrazione”, ha definito l’opera coraggiosa e anticonvenzionale, collocandola nell’alveo dei testi di metodo e di dottrina dello Stato. Durante la lectio l’autore ha sottolineato che il diritto non nasce né si esaurisce con la Costituzione del 1948, ma affonda le proprie radici nell’esigenza di strutturare la relazione tra autorità e libertà.

Nel volume, la rappresentanza e la partecipazione democratica sono concepite come fenomeni inscindibili dall’esistenza di un conflitto di base, inteso non come patologia dell’ordinamento, ma come elemento costitutivo della democrazia. Da tale conflitto prende forma una democrazia partecipata capace di tenere insieme pluralismo identitario e ricerca di valori condivisi.

Molteplici sono stati i contributi dei giuristi presenti: Milena Petters Melo, dell’Universidade Regional de Blumenau, ha evidenziato come dal testo emerga una concezione del diritto quale strumento di liberazione e partecipazione; Carmine Petteruti, dell’Università “Luigi Vanvitelli”, ha posto l’accento sulla tensione tra tradizione e rivoluzione, intese come momenti inseparabili di un unico processo conoscitivo e normativo. Infine, Luigi Colella, dello stesso ateneo, ha richiamato l’attenzione sullo studio dell’ambiente, della religione e delle tradizioni giuridiche che permeano l’intera opera di Alberto Lucarelli.

Mariarosaria Sticco

 

 

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