
Aula affollata per il convegno “Nazioni divise, patrimoni comuni. Cipro: muri, identità e dialogo”. L’evento, patrocinato dal Club Unesco di Caserta, dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e dal liceo “Luigi Garofano” di Capua, attraverso le relazioni dei docenti intervenuti ha analizzato la questione cipriota – nazione divisa dal 1974 tra la Repubblica di Cipro, riconosciuta internazionalmente, e la Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta dalla sola Turchia con circa il 35% del territorio insulare – nelle diverse prospettive scientifico-disciplinari.
L’incontro è stato aperto dai saluti istituzionali di Jolanda Capriglione, presidente del Club UNESCO di Caserta e di Paul Kyprianou, console onorario della Repubblica di Cipro a Napoli.
A seguire gli interventi dei docenti Francesca Canale Cama e Francesco Gaudiosi, entrambi del dipartimento di Scienze Politiche che hanno delineato la cornice storica e il quadro giuridico-internazionale, con un focus mirato sulla tutela del patrimonio culturale. Di particolare rilievo l’analisi di Francesco Giommoni dell’Università di Cipro, che ha illustrato la complessa situazione linguistica dell’isola, esito di secolari stratificazioni e della successiva divisione forzata conseguente all’intervento militare turco.
Riccardo Burigana, Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ha invece descritto Cipro come una “isola santa” capace di farsi ponte tra occidente e oriente.
A seguire, la relazione di Joannis Eliades, direttore del Museo Bizantino di Nicosia, che ha documentato i numerosi episodi di dispersione della memoria storica ortodossa-cipriota nel nord del Paese, attraverso la distruzione o il traffico illecito di beni culturali.
I lavori sono stati conclusi da Gian Maria Piccinelli, del dipartimento di Scienze Politiche, che ha esortato il pubblico a cogliere la complessità dei fenomeni geopolitici attraverso un approccio multidisciplinare. “Oltre alla cosiddetta “linea verde” che divide Cipro – ha affermato Piccinelli – occorre tenere alta l’attenzione sui numerosi muri, materiali e simbolici, che frammentano le società contemporanee. Bisogna interpretare i confini non come barriere, bensì come spazi di opportunità per inedite forme di dialogo”.
Maria Cristina Ivaldi

