Il rapporto tra potere politico e autorità religiosa è da sempre segnato da tensioni e conflitti. Nel contesto contemporaneo, il rapporto tra leader nazionalisti di spicco e il papa non si manifesta più attraverso scontri fisici o accordi istituzionali, ma attraverso un linguaggio preciso e una comunicazione frontale. Giungono ormai all’ordine del giorno notizie inerenti a nuove velenose dichiarazioni da parte del presidente americano Donald Trump rivolte al pontefice Leone XIV, accusato di predicare la missione evangelica verso i terroristi dell’Occidente. È lapalissiano che, in questi casi, ad avere rilevanza mediatica non è solamente la possibile appartenenza ad uno dei due schieramenti dialettici contrapposti, bensì si suggerisce una più ampia riflessione sulla mutazione delle dinamiche che intercorrono fra due autorità globali. Se persino una figura venerabile e rispettabile come il papa può essere vilipesa e gettata in pasto all’esposizione mediatica senza particolari conseguenze sul versante della legittimazione, ciò suggerisce che il tradizionale timore reverenziale incusso dalle autorità religiose si è progressivamente attenuato. Eppure, tale dinamica appare in parte contraddittoria. Negli ultimi anni, diversi movimenti politici, in particolare nell’area conservatrice e sovranista, hanno fatto ampio ricorso alla retorica religiosa e ai valori cristiani come strumenti di legittimazione e consenso. In questo senso, risulterebbe incoerente osservare una contemporanea svalutazione dell’autorità del pontefice esclusivamente sulla base di divergenze politiche. Tale ambivalenza evidenzia come l’autorità religiosa non venga né semplicemente rispettata né semplicemente contestata, ma spesso riutilizzata come simbolo politico, funzionale alle esigenze del discorso pubblico. Ne deriva una progressiva trasformazione della figura del papa in simbolo ambivalente, talvolta invocato e talvolta respinto a seconda della convenienza politica del momento. Nell’era della iper-digitalizzazione e dell’istantanea circolazione di notizie, lo scontro politico risulta inesorabilmente contaminato da logiche di visibilità e viralità delle proprie affermazioni, pertanto l’erosione di quella distanza simbolica, fondata sul rispetto, che un tempo proteggeva l’autorità religiosa da un confronto così esplicito, si inserisce perfettamente nella cornice contemporanea della comunicazione politica.
Antonio D’Avanzo

